la madre morta

(Da “La madre morta“ in “Narcisismo di vita narcisismo di morte“ A. Green, Roma 1992, pp. 265-303)

Problema del Lutto. Non madre morta reale, ma immago che si crea nella psiche del bambino in seguito alla depressione materna, trasformando l‘oggetto vivente in una figura lontana e inanimata.
La madre morta è dunque una madre che resta in vita, ma è morta psichicamente agli occhi del bambino piccolo e che impregna molto profondamente gli investimenti narcisistici e oggettuali.
La teoria psicoanalitica comunemente condivisa ammette due idee:
1.il momento fondamentale della strutturazione dello psichismo è la perdita dell‘oggetto, avvenimento nel corso del quale si istaura un nuovo rapporto con la realtà. Il principio di realtà ha il sopravvento sul principio di piacere, purtuttavia garantendolo.
2.la seconda idea è quella di una posizione depressiva.
Quest‘idea congiunge un dato dell‘osservazione con uno teorico. Passaggio che gioca un ruolo strutturante nell‘evoluzione psichica del bambino.
Un soggetto che ignora la depressione è più disturbato di uno occasionalmente depresso.

Il padre morto e la madre morta

Totem e Tabù sottolinea la funzione strutturante del padre morto nella nascita del Super-io. Super -io, Legge e Simbolico sono un insieme legato alla castrazione e alla sublimazione come destino delle pulsioni. Il lutto sottostante questo concetto non fa nessun riferimento alla perdita della madre e del seno.
L‘Edipo va concepito sia in termini genetici che strutturali. La funzione strutturale implica una funzione costitutiva dell‘ordine psichico, programmata dai fantasmi originari. La psicoanalisi francese ha seguito questo concetto di struttura.
Green propone una concezione strutturale dell‘angoscia di castrazione organizzata intorno a due paradigmi.
L‘angoscia di castrazione è fondata come quella che sussume l‘insieme delle angoscie legate alla “piccola cosa distaccata dal corpo“. La castrazione è sempre evocata nel contesto di una ferita corporea.
Quando si tratta della perdita del seno, del seuper-io, il contesto non è mai cruento. In questo caso la distruttività non ha nulla a che vedere con una mutilazione sanguinante. Essa ha i colori del letto. Nero, come nella depressione grave, che potremmo ricondurre all‘odio che si coglie nell‘analisi dei depressi. Green sostiene l‘ipotesi però che il nero sia qui un derivato del bianco, del vuoto, che sottende alla depressione e all‘odio, bianco, come una ferita narcisistica., una perdita subita al livello narcisistico.
La serie Bianca: allucinazione negativa, psicosi bianca, tutti relativi alla patologia del vuoto. Sono il risultato della rimozione primaria, un disinvestimento radicale massiccio e temporaneo che lascia tracce nell‘inconscio in forma di buchi psichici, successivamente riempiti da reinvestimenti come espressione della distruttività liberata da questo indebolimento dell‘investimento erotico.
L‘odio ha dunque un nucleo primario nel disinvestimento dell‘oggetto primario materno.

il complesso della madre morta

Il complesso della madre morta è un rivelazione del transfert. Quando il soggetto si presenta in analisi, lamenta dei sintomi che sottintendono dei conflitti più o meno intensi con gli oggetti. La depressione che non si è tradotta in una forma clinica esploderà solo nel tranfert. Profonda problematica narcisistica e impotenza.
Questa depressione di transfert sta ad indicare la ripetizione di una depressione infantile.
Il tratto essenziale di questa depressione è che si determina in presenza dell‘oggetto. lui stesso assorbito in un lutto. La madre si è depressa. La tristezza della madre e il calo di attenzione nei confronti del bambino sono evidenti.
Si produce un cambiamento brusco, mutativo dell‘imago materna. In principio le cose andavano pure bene per il bambino, ma poi è intervenuta la catastrofe. Il disastro si limita ad un nucleo freddo, che lascia un marchio sugli investimenti erotici del bambino. Questo trauma narcisistico comporta oltre ad una perdita brusca e non preannunciata dell‘amore, anche una perdita di senso. Il piccolo bambino non possiede nessuna spiegazione di ciò che è avvenuto.
Tutto ciò diventa ancora più grave se il complesso della madre morta avviene in concomitanza con la scoperta del terzo, il padre. Come se il bimbo fosse portatao a interpretare la comparsa del nuovo investimento come la causa del disinvestimento materno.
Il soggetto rimane appeso tra una madre e un padre inaccessibile.
La prima difesa a cui ricorrerà il bimbo sarà il disinvestimento dell‘oggetto materno e l‘identificazione con la madre morta. Disinvestimento da parte degli oggetti ma anche delle rappresentazione che equivale ad una morte psichica senza odio. Il suo risultato è la formazione di un buco nella trama delle relazioni d‘oggetto con la madre.
La madre continua ad occuparsi del figlio, ma senza amarlo.
L‘altra direzione del disinvestimento è l‘identificazione con l‘oggetto secondo una modalità primaria. Questo è l‘unico mezzo per ristabilire un unione con la madre.
Perdita di senso: la costruzione del senso di cui il piacere è la causa e il garante è crollata di colpo. Senza ragione. L‘oggetto sconosciuto del lutto della madre e il padre che sono presenti nella triangolazione del bambino si condensano a formare un edipo precoce.
Questa situazione è prodotta dalla perdita di senso e impegna un secondo fronte: lo scatenamento di un odio secondario, mette in azione desideri di incorporazione regressiva e posizioni anali a tinte sadico maniacali. L‘eccitamente auto-erotico, ricerca di un piacere puro che resta segnato da una reticenza ad amare l‘oggetto.
c‘è una dissociazione precoce fra corpo e psiche. L‘oggetto è ricercato per la sua capacità di provocare un piacere, senza capacità di amare e condividere.
La ricerca di un senso perduto struttura lo sviluppo precoce delle attività fantasmatiche dell‘io. Coazione a pensare.l‘unità compromessa di un io ormai bucato si manifesta con un grande impegno artistico e culturale. Ci troviamo di fronte al tentativo di padroneggiare la situazione traumatica. Ma questo controllo è votato all‘insuccesso. Il soggetto rimarrà vulnerabile sul piano affettivo.
“esiste solo il sentimento di una prigionia che spossessa l‘io da se stesso e lo aliena in una figura irrappresentabile“. Destino di una madre che continuamente muore, come una maledizione che ci perseguita e dalla quale non ci si libera mai.
E‘come se gli oggetti del soggetto rimangano sempre ai confini dell‘io, né totalmente fuori, né totalmente dentro, sempre ricercati e impossibili da introiettare perché sull‘io si stende l‘investimento della madre morta.
Il centro è occupato dalla madre morta.
Il buco che sta al posto della madre fa temere la solitudine, come se il soggetto fosse sempre sul punto sprofondarci. Tutto ciò che si osserva intorno a questo nucleo si organizza con un triplice scopo:
Mantenere l‘io in vita.
Rianimare la madre morta.
Competere con l‘oggetto del lutto nella triangolazione precoce.
(Per ora posto questa prima parte come prova. Faccio seguire il seguito in settimana.)

Un pensiero riguardo “la madre morta

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